Rev.mo don Marcello,

"l'erezione di nuove diocesi era sicuramente legata ad un'attività evangelizzatrice nel territorio che richiedeva la presenza e la guida di un successore degli Apostoli; un maestoso edificio di culto diventava un segno tangibile della "plantatio ecclesia "e un sacro deposito, con le reliquie di un martire della fede, era garanzia e certezza della comunità della fede oltre che un vanto ed orgoglio della nuova comunità ecclesiale che finiva con l'identificarsi con il santo."

Dunque pare che alle soglie del duemila, il nostro Vescovo Martire San Basso voglia ritornare nella diocesi da lui fondata, nonché nella città che gli diede i natali.

Ed è bene non ostacolare i disegni della Provvidenza se questi disegni si dimostrassero tali… e ci sono vari segni che lo lasciano pensare; il futuro poi è nelle mani di Dio...

Nell'ottavo secolo Arichi, Duca longobardo di Benevento, genero di Desiderio e marito di Adelperga (758-787), sviluppa ulteriormente la potenza longobarda nel meridione e nella Daunia. Noi sappiamo con certezza dai cronografi di quel periodo che questo scaltro Duca di Benevento era un predatore instancabile di reliquie di santi martiri (bibl. Traslatio duodecim martirum M.G.H; Traslatio S. Mercuri in scriptorum rerum Langobardorum di Paolo Diacono).

A volte con l'inganno, a volte con la frode e la violenza depredava le chiese nelle città pugliesi.

Niceta, grande storico di Bisanzio, riferisce "che molte reliquie greche sono state richieste dai Longobardi di Benevento "e lo stesso storico ci dice che i marinai d'Amalfi proprio in questo tempo si recano nell'isola di Lipari per cercare le reliquie di San Bartolomeo.

Ricordiamo anche i marinai baresi che si recano a Mjra dopo aver attraversato il periodo della conquista araba della città di Bari, chiamati dagli stessi longobardi in lotta fra loro. La necessità di far nascere grandi cattedrali avendo a fondamento l'autorità di un martire era essenziale per richiedere l'autorità di tutto un popolo.

Ma non sempre quanto è avvenuto nei secoli passati era dettato dalla fede popolare e per sottrarre le sacre reliquie all'imperio di Maometto che avanzava.

Qualche volta c'è stata la frode e la simonia o quanto meno una sottrazione illecita come nel nostro caso, crediamo.

Nel 663 Costante II (641-668) sbarca in Puglia per mettere fine una volta per tutte alla questione longobarda e per sottomettere i latini ribelli alle teorie iconoclaste e alla loro pretesa autonomia spirituale da Bisanzio.

Non dimentichiamo che Gregorio Magno nel VI secolo invia una lettera di protesta al Basileus Maurizio (582-602) perché il Patriarca di Costantinopoli usava il termine "ecumenico" abusivamente.

La Puglia era legata politicamente e liturgicamente a Bisanzio e anche i longobardi non osavano opporsi.

Quando Costante sbarca a Taranto, prima Longobarda, trova campo libero e i vescovi delle varie diocesi del sud non hanno difficoltà a saltare dalla parte del più forte.

Intanto l'allora vescovo di Lucera decide la fuga di fronte ai nuovi eventi lasciando la città e i longobardi al loro destino, al contrario di San Lorenzo Maiorano vescovo di Sipontum.

Infatti, parte della popolazione scappa col vescovo sul Subappennino a Biccari e parte con i Benedettini a Ripalta e a Lesina, proprio i Lucerini che dal punto di vista strategico la città presentava tutte le caratteristiche per rendere la vita difficile al tiranno.

Quando Costante arriva a Lucera dopo aver distrutto Acerenza, non ha difficoltà a sopraffare il presidio longobardo rimasto e a radere al suolo l'intera città.

Ma a Sipontum dove c'era un Duca che fu poi quel signore che diede un decisivo contributo alla nascita della vostra diocesi e della vostra cattedrale, chiamato Grimoaldo, ma detto anche dai cronografi Romualdo, insieme all'azione di un vescovo santo, San Lorenzo Majorano che chiese l'intercessione dell'Arcangelo, Costante trova il pane per i suoi denti. Il tiranno iconoclasta scappa via terrificato e spossato verso Benevento e anche qui sempre sotto la direzione spirituale del sacerdote San Barbato i Greci senza rinforzi e senza aiuto logistico delle popolazioni limitrofe, debbono al più presto sgomberare il campo e correre verso altri lidi più sicuri non intimorendo ormai più nessuno.

Quando poi quel Duca, un anno dopo divenne re dei Longobardi, non dimenticherà l'aiuto decisivo della popolazione e dei longobardi Larinesi e Termolesi. Infatti, la loro fedeltà andava premiata mentre la città che si rese colpevole di codardia e di aver lasciato il presidio Longobardo alla sua sorte, con un vescovo che non aprì le porte al nemico solo perché aveva i Longobardi in casa, ma preferì scappare; andava punita solennemente senza dare sospetti di simonia e traffico di cose sacre a Roma, molto sensibile al problema.

Ed ecco che i Larinesi per giustificare il furto, dicono: "... poiché i Lucerini si resero colpevoli di gravi colpe davanti al Signore... "

La storia del furto di San Basso e di San Pardo gira tutto intorno a questi avvenimenti e non dalle parti di Nizza e la Savoia! Ecco che, Caro Don Marcello, man mano che la storia si chiarifica, con nuovi testi e nuove prove e si trova il tempo di dare una sbirciata, si aggiungono nuove ipotesi, ma sempre per confermare quello che per molti era solo una pia leggenda.

Noi viaggiamo a senso unico e in senso contrario, come a senso unico viaggiano i fautori delle leggende, ma noi ci adeguiamo alle nuove domande e diamo delle precise risposte, come adesso io faccio con Lei.

Oggi noi cristiani del 2000 possiamo parlarne senza passionalità e senza fanatismi di queste cose senza nascondere la testa sotto la sabbia.

Noi oggi possiamo riparare, possiamo farne ammenda almeno nel nostro caso a certi abusi fideistici dei nostri antenati.

Sia ben chiaro noi oggi non chiediamo nessuna reliquia di San Basso; noi chiediamo l'intero corpo del Vescovo e Martire

Beato Basso "episcopi Lucerae".

Le altre ipotesi che voi congetturate su San Basso, provvidenziale segno per noi, ma di confusione sull'identità per voi, non le vogliamo neppure prendere in considerazione.

Prendetele voi in considerazione che non sapete da dove viene San Basso; noi lo sappiamo e abbiamo la certezza!

Ma questa fede la possiamo avere solo noi perché un vincolo spirituale, per non dire altro, ci lega!

Per noi San Basso non è un santo tra gli altri santi, ma è un padre fondatore, la pietra sulla quale è stato costruito un tempio spirituale e materiale.

Non ci potete defraudare di un padre, essendo voi cristiani e nostri fratelli e tra fratelli tutto si accomoda e ci si intende! La Provvidenza ha voluto che vi venisse restituito anche il corpo di San Timoteo Vescovo e Martire, citato nelle Scritture.

Cosa volete di più? Quale onore date a un sì grande vescovo, figlio carissimo di San Paolo?

Gli storici profani nostri contemporanei, vogliono proporci, la celebrazione di antichi imperatori che qui hanno vissuto e costruito grandi monumenti.

Figure storiche discutibili, che grondano sangue innocente, campioni sfrenati della lussuria e della lotta per il potere; parricidi portati agli altari!

Anche la televisione propone i suoi miti....

La nostra diocesi non cerca simili modelli, ma solo autentiche figure, di tenaci imitatori di Cristo come San Basso.

Perché di questi modelli di comportamento abbiamo bisogno noi oggi e non di altri, perché i tempi son perversi...

Vi ricordate cosa avvenne nell'anniversario del ritrovamento di San Basso? Non fu certo un buon augurio.

Perciò è bene che cominciate a far capire al vostro popolo la necessità di sostituire il Santo Patrono per un atto di giustizia cristiana. Come si può pregare qualcuno senza osservare la giustizia?

Qualche volta si ha anche il dovere di istruire il popolino e non solo mandarlo all'arrembaggio in cerca di fortuna. Anche nella nostra cattedrale dal 1300 abbiamo soltanto degli affreschi del nostro padre fondatore San Basso. Eppure egli ha convertito le nostre contrade dal paganesimo imperante!

Il Signore vi illumini!

Distinti Saluti il presidente del comitato san basso di Lucera

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