DAUNIA CRISTIANA

ALCUNE PREMESSE STORICHE SULLE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO A LUCERA

Cesare Ottaviano Augusto (+14 d.C.) fece tre censimenti (Lc.) e nel terzo cioè l'ultimo, la popolazione dell'Impero risultò di quattromilioni- novecentotrentasettemila cittadini.

Egli ricevette il giuramento di cinquecentomila uomini in armi e con una disposizione effettiva sul campo di circa una trentina di legioni romane dislocate nei punti strategici dell'Impero." Di questi, finito il servizio militare, poco più di trecentomila mandai in colonie e ai loro municipi, e a tutti, come compenso, diedi terre e denaro per comperarne " (Dal Testamento di Augusto nell'istruzione del Tempio di Ancira, attuale Ankara).

Una tra le tante vittime illustri di questo esproprio di terreni, che doveva servire a remunerare i legionari romani veterani delle guerre civili, fu Virgilio.

Non meno dolorosa fu quest'espropriazione per Lucera, Colonia Togata Romana che aveva aiutato Pompeo nemico di Augusto. Si potrebbe perciò affermare che l'apogeo politico di Lucera Colonia Togata Romana terminò con l'ascesa al potere politico di Cesare Augusto (27 a.C.). Lucera fornisce all'esercito di Pompeo (1), incalzato da Giulio Cesare, circa 14 coorti, in altre parole 18000 uomini, e con quest'aiuto la città legherà la sua fortuna alla causa del Senato Romano e alle sorti di Pompeo (2). Lucera per poter fornire 18000 uomini all'esercito di Pompeo, come risulta dall'epistolario tra lui, il Console L. Domizio a Corfinio e lo stesso Cicerone (3), dobbiamo supporre

che dovette essere una città abbastanza estesa, popolata e ricca, con un anfiteatro capace di ventimila spettatori e con un circo per la corsa dei cavalli e un teatro ora scomparso ma che sappiamo dove erano collocati.

 

Portale dell'anfiteatro romano di Lucera.

Pompeo era intenzionato ad aspettare Cesare nella rocca di Lucera in un primo momento, ma con la caduta di Corfinio e L. Domizio che con le sue truppe doveva soccorrerlo in caso di necessità, non si sentì più al sicuro e così si sposta in Grecia con tappa a Canosa e poi a Brindisi e quindi, dopo alterne vicende, nella battaglia di Farsalo (48 a.C.) verrà sconfitto da Giulio Cesare.

La fortuna di Augusto la si deve in parte ai suoi veterani che lo avevano portato al sommo potere, i quali però dopo aver sconfitto tutti i nemici di Cesare chiedevano la ricompensa e terre.

A nulla valsero le preci e i pianti dei rappresentanti del patriziato e dei proprietari terrieri di Lucera (4), il nipote di Cesare e suo figlio adottivo Augusto, si commosse, ma non cedette. Così Lucera fu declassata a Colonia Militare (D'Amelj); tutti i migliori territori requisiti e distribuiti ai legionari di Augusto e da questo momento inizia la decadenza sia politica che economica della Lucera pagana. (5)

Facciamo un salto di appena tre secoli e andiamo a Costantino il Grande che dopo la vittoria di Ponte Milvio (312d.C.) concesse ai cristiani la libertà di culto (Editto di

Milano313). Sotto di lui fu convocato il Concilio di Nicea 325 d.C.) che riaffermò la natura divina di Cristo e condannò la dottrina promulgata da Ario.

Costantino il Grande pensò pure a riordinare politicamente e amministrativamente l'Impero che venne diviso in quattro Prefetture: Italia, Gallia, Illiria, Oriente.

Ogni Prefettura fu distinta in più Diocesi e l'Italia comprendeva quattro Diocesi o Vicariati ed un Proconsolato, il tutto era poi suddiviso in 29 Province.

Una di queste Province che comprendeva parte della Puglia e della Calabria (detta così a sud di Bari) aveva come città metropoli, ovvero come capoluogo Lucera (6).

Nel 343 una sinodica di Atanasio parla dei vescovi di Campania, Puglia e Sardegna convenuti al Concilio di Sardica convocato da Costanzo e Costante (7).

Con l'Editto di Tessalonica (380) promulgato dall'Imperatore Teodosio, il cristianesimo celebra il suo trionfo ed il paganesimo verrà addirittura perseguitato e tutti i templi pagani vengono o chiusi o trasformati in Basiliche cristiane per ordine Imperiale (8), anche se il paganesimo sopravviverà ancora a lungo nei villaggi (pagi), ciò detto, dobbiamo ritenere che Lucera come minimo dovette adeguarsi a quest'Editto Imperiale e trasformare parecchi dei suoi templi in chiese cristiane, cosa che avvenne come ci risulta dalla storia locale.

Dopo questa premessa bisogna necessariamente abbassare di molto la data dell'introduzione del cristianesimo a Lucerne e arrivare come data ufficiale almeno al 380 d.C., ma qui ci viene lecito domandare: prima di questa data ufficiale non c'è stato davvero niente, oppure in realtà, se ascoltiamo la tradizione; c'è stato davvero molto, se non il meglio della tradizione cristiana?

In questa disquisizione storica, sorvolando i vari periodi che ci interessano a volo di uccello, cioè saltellando un po’ qua e un po’ là, ci soffermiamo un poco sul periodo apostolico, anzi ci soffermiamo un poco sull'Apostolo Per antonomasia, san Paolo.

L'Apostolo, nell'epilogo della lettera ai Romani afferma: "così da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il vangelo se non dove non vi era ancora giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui… per questo appunto fui impedito più volte di venire da voi.

Ora però non trovando più un campo di azione in queste regioni e avendo da parecchi anni un vivo desiderio di venire da voi, quando andrò in Spagna, spero, passando, di vedervi, dopo aver goduto un poco della vostra presenza (Rom.15,19-24).

Qui l'Apostolo Paolo afferma a chiare lettere che egli ha portato a termine l'evangelizzazione da Gerusalemme fino all'Illiria e che per lui non c'è più un campo di azione da quelle parti. Da questo si deduce che le giovani comunità cristiane da lui fondate nei più grossi centri commerciali e distrettuali dell'Asia minore e della stessa Grecia, lungo le vie consolari, dove quasi sempre vi erano pure stabilite delle grosse comunità giudice, erano perfettamente in grado di reggersi da sole, con a capo spesso dei collaboratori di Paolo e tra questi vi erano alcuni molto giovani Timoteo, Clemente, Tito come viene esplicitamente sostenuto nella lettera di San Clemente Romano (95-96 d.C.), terzo successore di Pietro e certamente autentica in cui si parla della costituzione gerarchica voluta e tramandata dagli apostoli.

In questa lettera scritta intorno al 96d.C. si dice (42,2-4) che nei vari luoghi e nelle varie città, gli Apostoli scelsero alcuni tra i primi convertiti e, dopo averne esaminato lo spirito, li costituirono episcopi e diaconi dei futuri redenti, e poi lasciarono l'ordine che alla morte di costoro subentrassero nel loro ufficio altri uomini provati.

Lo stesso Clemente rivela che la loro missione viene da Cristo e da Dio attraverso gli apostoli (42,1s).

Queste giovani comunità erano in grado di organizzare collette in intere regioni (Acaia, Macedonia) per sovvenire ai bisogni della Chiesa madre di Gerusalemme, dove qualcuno già gli prediceva il carcere.

Il passo citato ci dice pure che l'Apostolo non vuole costruire su un fondamento "altrui" perché egli si sente inviato" a coloro ai quali non era stato annunziato e a coloro che non avevano mai udito parlare" (Is.52.15), perciò egli non può venire in Italia dove il lavoro era già stato egregiamente svolto da "altrui", ovvero da Pietro e sa anche perfettamente che l'unico campo d'azione non può essere l'Italia o il sud della Gallia, ma la Spagna, zona, ancora vergine, dove però fiorivano numerose comunità giudaiche. Chi impediva a San Paolo di venire in Italia?

Il nocchiero della nave di San Paolo, quando egli veniva condotto a Roma prigioniero, ci dice Luca, "tentò il viaggio nella cattiva stagione e" costeggiava ".

Arrivato a Creta, volendo proseguire verso nord per l'Italia, l'unica cosa da fare per accorciare e fare il tragitto più breve e più sicuro era quella di continuare a costeggiare verso nord fino alla Grecia per poi fare il breve salto del Canale d'Otranto verso la Puglia, ripercorrendo così la strada che fece Pietro a suo tempo.

Noi invece sappiamo come andò a finire e come dispose la Provvidenza; di come la tempesta spinse la nave su una traiettoria non desiderata.

Noi ci chiediamo soltanto: senza la tempesta, quale sarebbe stato il tragitto più logico, considerando che la nave costeggiava?

Abbiamo buoni motivi per ritenere che San Pietro, quell'altrui a cui San Paolo fa riferimento, nel suo viaggi o nei suoi viaggi da Antiochia e dalla Grecia, non abbia fatto naufragio durante il tragitto, ma sia riuscito a sbarcare in uno dei porti Pugliesi di collegamento con la Grecia o la Magna Grecia. Anzi pare che si, ci fu un naufragio per San Pietro, ma soltanto al momento dello sbarco.

Il semplice buon senso ci porta a queste considerazioni, ma siamo certi che se scaviamo, se indaghiamo, se avremo una tale sensibilità, la Provvidenza ci metterà su qualche traccia consistente del passaggio del Principe degli Apostoli dalle nostre parti, cosa che non deve meravigliarci più di tanto.

Il Gesuita spagnolo 0'Callaghan ha dimostrato quello che all'inizio sembrava un'assurdità per molti e quasi tutti gli studiosi, cioè che il vangelo di Marco nel 50 d.C. era stato già scritto e notevolmente già diffuso, così bisogna ritenere che dopo poco il 60 l'Asia minore l'Italia, e il sud della Francia e la Dalmazia erano senz'altro state raggiunte dal vangelo di Cristo nel periodo apostolico, se non dagli apostoli direttamente, dai più stretti collaboratori.

Lo dicono le stesse lettere di Paolo e Pietro; è una geografia a loro conosciuta e familiare quella testè ora citata. Gli apostoli avevano creato quasi ovunque nei maggiori centri dei piccoli nuclei di comunità cristiane in tutte le più grosse città dell'Impero, senza la preoccupazione di queste di diventare subito maggioranza. Certo, Tacito che si occupa delle dinamiche interne del potere a Roma e delle classi dominanti, non sembra accorgersi della presenza dei cristiani, che lui confonde tranquillamente con i giudei, compito non semplice a quei tempi.

Cita solo "la moltitudine immensa " fatta uccidere da Nerone nel 68 d.C. a Roma, in cui troverà la morte lo stesso Pietro sul colle Vaticano e l'anno successivo Paolo alle Tre Fontane (attuale Roma EUR).

Agli Apostoli è bastato porre dei piccoli semi, cioè un po’ di lievito in ogni discreto agglomerato umano, in ogni angolo dell'Impero. Ma con tutta questa premessa cosa vogliamo dire?

Vogliamo semplicemente affermare che una città come Lucera, Colonia Togata Romana e poi Colonia Militare, come Filippi in Macedonia, con una popolazione, forse e senza forse, di circa settantamila abitanti con tutto il circondario, a pochi passi dalla Via Traiana, certamente con una numerosa e molteplice comunità giudaica, forse dislocata proprio a San Giusto, giudei, che erano i primi nuclei visitati dagli apostoli per obbligo divino.

Non è un caso che un Imperatore Romano (Vitellio I sec.) nasce proprio a Lucera.

Lucera, dico, non aveva bisogno come certe diocesi dell'ottavo secolo di inventarsi un collegamento diretto con la predicazione apostolica per erigersi una basilica

o fondare la sede vescovile sulle soglie di un martire o di un santo per acquistare autorevolezza come è avvenuto per molte altre posteriormente , nei periodi di accentuata evangelizzazione.

L'attuale archeologia ci dice che fino ad ora Lucera ,insieme a Canosa :"è l'unico centro dell'antica Apulia che abbia restituito una documentazione epigrafica di sicuro carattere cristiano qualitativamente e quantitativamente idoneo a lumeggiare taluni aspetti di una cristianizzazione risalente alla fine del V secolo "Vetera Cristianorum '95).Che pensare della constatazione (senza citare quella del Mommsen sui lucerini) che fanno gli storici della Chiesa, i tedeschi K. Bihlmeyer e H. Tueshle (Storia della Chiesa vol. I) dove biasimo il fatto che non si è fatto ancora niente per dimostrare l'origine Apostolica di molte chiese del sud Italia dove quasi tutte si rifanno ad un solo apostolo: Pietro!

Ma se l'archeologia ufficiale a Lucera è arrivata al V secolo, noi con una tradizione ininterrotta possiamo arrivare al periodo apostolico senza affanno, cosa che non tutte le attuali diocesi possono permettersi.

Un Index Apostolorum del III secolo ci parla di un vescovo, Basso, martirizzato a Roma nella persecuzione di Traiano (108 d.C.) consacrato dallo stesso San Pietro senza specificarne la provenienza!

Ora, in tutta la storia del cristianesimo occidentale compaiono e sono venerati solo due martiri con questo nome. Il primo del II secolo il cui "dies natalis " si celebrava il 5 dicembre nel vecchio calendario liturgico diocesano a Lucera e il secondo che fu vescovo martire di Nizza, morto durante la persecuzione di Decio del IV secolo. Proprio a proposito del primo la tradizione ci dice che fu consacrato a Lucera da Pietro un Vescovo (San Basso) e fu battezzato a San Pietro in Bagno.

Possibile che luoghi, tradizioni, corpi dei martiri esistenti tuttora, siano sempre e solo invenzioni popolari?

Non sembra un po’ assurdo credere a quest'ultima ipotesi?

L'archeologia ha confermato, anche se non ce n'era bisogno, molte pagine bibliche ultimamente; ci aspettiamo che dia conferma di molte tradizioni serie, riguardanti gli apostoli.

C.R.

Note:

1 Paolo Orosio, lib.16cap.15

  1. Pompeo a L. Domizio: "neque ex omnibus oppidis contrahere copias expedit, ne susceptam amittam itaque non amplius quattuordecim chortes Luceria coeggi."
  2. Cicerone ad Att.Ep.3lib.8
  3. Appiano Aless. Lib.4Bell.Civ.
  4. Appiano A. Ibid.
  5. Marocchi, Prefetture d'Italia antica.
  6. Cod. Theod. XVI 1,2
  7. Giorgio Otranto, Vetera Cristianorum, Bari 1995

| Torna alla Home Page |