LA VIA LANGOBARDORUM

Prima delle apparizioni michaeliche sul Gargano che iniziano a partire dal v secolo quando Papa Gelasio ordina ai vescovi pugliesi di recarsi in processione sul Gargano per consacrare il luogo delle apparizioni, la Via Traiana era soltanto il percorso che da Benevento portava in Puglia passando per Faeto e Troia, girando poi per Ordona e il sud della Puglia.

A partire dal VI secolo ci sarà una variazione importante nel percorso dei pellegrini provenienti da Roma, dalla visita alla tomba degli Apostoli Pietro e Paolo, diretti in Terra Santa. Questa tappa obbligata sarà il Santuario di San Michele, l'Arcangelo guerriero molto caro ai Longobardi che vollero subito conquistare quel luogo. E da Benevento, sappiamo, partì la penetrazione dei Longobardi in Puglia proprio attraverso la Via Traiana romana come ci attestano le opere di Paolo Diacono e di Arichi, genero di Desiderio e Marito di Adelperga, Conte di Benevento. Bisanzio in seguito non starà a guardare i nuovi intrusi considerando sempre l'Italia e la Puglia come suoi territori e, come precedentemente cancellarono i barbari nella guerra greco-gotica, così non mancheranno di intervenire contro i Longobardi.

Chi ne faranno le spese saranno soprattutto due città Lucera e Acerenza, due importanti presidi longobardi, che saranno rase al suolo da Costante II (VII secolo), mentre Benevento riuscirà a resistere all'assedio grazie all'opera di San Barbato.

Quindi la vecchia via dei pellegrini provenienti dal nord, la Via Traiana che da Benevento raggiungeva la Puglia, con le apparizioni michaeliche del V secolo, subirà una variazione: Troia - Praetorium Laurreanum - San Pietro in Bagno - guado del Candelaro - Sipontum - Monte Sant'Angelo. In questo saggio di VITTORIO RUSSI, abbiamo descritto l'itinerario pugliese del pellegrino Burdigalese verso la Terra Santa, prima delle apparizioni dell'Arcangelo.

UN ANTICO PELLEGRINO ATTRAVERSO LA VIA TRAIANA

di Vittorio Russi

Nell'anno 333 un gruppo di pellegrini cristiani parte da Burdigala, odierna Bordeaux in Francia, e attraverso l'Italia settentrionale e i Balcani raggiunge Costantinopoli e poi Gerusalemme. Al ritorno cambia percorso e da Valona con una nave arriva ad Otranto agli inizi dell'anno successivo, poi via terra giunge a Brindisi e prosegue il viaggio lungo la via Traiana verso Benevento e Roma. Uno dei pellegrini, del quale non conosciamo il nome, durante tutto il viaggio compila una specie di diario e vi annota la lunghezza delle tappe, i nomi delle città attraversate.

La posizione di ogni punto di sosta ("mansio" o "statio") e di ogni posta per il cambio dei cavalli (mutatio). Da questo itinerario si ricavano preziose informazioni sulla via Traiana, una delle più importanti strade romane, completata nel 109d.C. e più volte restaurata; ne esaminiamo il tratto che il pellegrino e i suoi compagni hanno percorso attraverso le nostre contrade.

L'ultima città pugliese che il gruppo di pellegrini ha raggiunto è Aecae (Troia) e la tappa successiva appare molto faticosa, specialmente in pieno inverno: sono 18 miglia (quasi 26 chilometri) e per la maggior parte in salita.

Ma proprio l'anno prima l'imperatore Costantino aveva migliorato il servizio delle poste lungo questa strada, facendo aggiungere delle "mutationes" intermedie nei tratti più lunghi; così, il nostro pellegrino può annotare che al confine tra Apulia e Campania c'è la "Mutatio Aquilonis", a dieci miglia da Aecae. Questa dovrebbe coincidere con l'ex taverna di S. Vito situata a sud di Faeto, lungo il vecchio tratturo per Troia. Qui c'è una copiosa fontana che viene considerata la sorgente del torrente Celone, chiamata in passato Aquilone.

Inoltre, all'ingresso della taverna c'è un'iscrizione romana che ricorda come un ex militare, Marco Aurelio Nigrino, abbia dedicato un bosco sacro all'Imperatore Caracalla; in locus "Aquilonensis".

In questo sito il pellegrino ha raggiunto il punto più elevato di tutto il suo lungo percorso e che possiamo immaginare, coperto di neve: la strada poi scendeva verso la contrada Tre Fontane, dove si vedono le suggestive strutture di un'altra taverna che non doveva esserci al tempo del nostro viaggiatore.

Percorse otto miglia dopo l'ultimo cambio di cavalli, il gruppo raggiunge un abitato che compare nelle annotazioni come "Aequum Magnum", corrispondente ad un antico centro irpino denominato più esattamente come "Aequum Tuticum" e che nel medioevo ha preso il nome di S. Eleuterio; i suoi ruderi si vedono nella contrada omonima, a sud di Caselfranco di Misciano, dove la via Traiana incrociava la via Herculea, che si dirigeva verso Venosa.

Presso la località Malvizza di Sotto la strada attraversava il torrente Miscano su un ponte, che era stato rifatto dopo un crollo, come risulta da un'iscrizione trovata nella zona. Fra San Eleuterio e Benevento la via Traiana percorreva contrade soggette a frane e aveva bisogno di continui rifacimenti e proprio la mancanza di manutenzione ha portato al suo abbandono dopo l'invasione longobarda. Per lunghi tratti della strada non rimane alcuna traccia, ma il suo percorso è indicato dal resto dei ponti, come quello di S. Spirito, detto anche del Diavolo, che scavalcava il torrente della Ginestra; poi il ponte quasi intatto delle Chianche, a valle di Buonalbergo e l'altro, successivo detto dei Ladroni.

Su questi ponti è passato il pellegrino di Bordeaux, il quale, dopo aver cambiato nuovamente il cavallo al vicus di Forno Novo, è arrivato finalmente a Benevento, al termine della via Traiana, ripartito poi verso Capua, ha continuato ad annotare località e distanze e il suo Itinerario, che per fortuna è giunto fino ai giorni nostri, è stato giustamente definito "La prima guida del pellegrino cristiano".

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